La città e l’impresa, la culla e il racconto
di Roberto Morelli
Proviamo a dar corpo a due concetti chiave. Il primo è che ogni crisi racchiude in sé le premesse per il suo superamento. Il secondo è che le città, e le energie imprenditoriali che sprigionano, sono il capitale essenziale e forse irripetibile del Nordest, ne simboleggiano le tenuta sotto la temperie economico-finanziaria mondiale. Sono questi due elementi a dare il senso del Festival delle Città Impresa, che per il secondo anno «Nordesteuropa.it» organizza lungo la rete di centri che costituisce il cuore urbano e produttivo del Triveneto: da Rovereto a Schio, da Montebelluna a Maniago. Un laboratorio d’idee che cinge globale e locale, abbraccia pensiero economico, cultura imprenditoriale e concreto processo industriale.
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Innovare per la ripresa
di Massimo Nardin
Idee e strategie cultural-imprenditoriali per reinventare la ripresa. La grande metropoli diffusa che per decenni ha saputo innovare e vincere la sfida della competitività, In Italia come all’estero, è pronta a fare rete. E lo farà con la seconda edizione del Festival delle Città Impresa, ideato e promosso da «Nordesteuropa.it» e dal «Corriere della Sera» con l’emblematico titolo «Innovare per vincere la crisi - Idee e strategie per persone, aziende e territori». Da giovedì 2 a domenica 5 aprile si tenterà di raccontare, attraverso una cinquantina di incontri e iniziative che si svolgono contemporaneamente a Rovereto (TN), Schio (VI), Unione dei comuni del Camposampierese (PD), Montebelluna-Asolo (TV) e Maniago (PN), questo Nordest che non vuole assolutamente arrendersi. E che ha bisogno di ripartire.
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Latitudini di felicità
di Eleonora Vallin
Applaudito e criticato. Richard Florida ha suscitato posizioni contraddittorie, rivoluzionando il comune sentire e facendo, talvolta, sobbalzare gli animi. Ma ha anche influenzato il pensiero politico-sociale internazionale. Usando «solo» tre «T». La sua riflessione è limpida e stringata: per favorire la classe creativa, le città dovrebbero puntare su un giusto mix di: Talento, Tecnologia e Tolleranza. Così recita nelle sue due pubblicazioni più famose «The rise of the creative class» (L’ascesa della classe creativa) del 2003 e il più recente «Who’s your city?» edito nel 2008 dove spiega come oggi scegliere dove vivere sia più importante del lavoro che si fa o del partner che s’incontra. Perché la città giusta sblocca la nostra creatività latente.
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Vicini di mare
di Marina Torrisi
Dopo la dichiarazione d’intenti firmata dai presidenti portuali di Venezia, Trieste, Ravenna e Capodistria per un unico hub dell’Alto Adriatico si tratta ora di definire strategie e tempi. Due le fasi: l’aumento della capacità commerciale prima, il coordinamento delle politiche e attività poi. Bisogna però sciogliere il nodo infrastrutture, ovvero collegare (prima) porti, interporti ed entroterra. Lo ripetono all’unisono Paolo Costa e Claudio Boniciolli, ai vertici dei due porti di Venezia e Trieste che invocano anche il mantenimento dell’autonomia finanziaria. Secondo principi meritocratici.
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L'agenzia delle vette
di Alessandra Saletti
Le Alpi come motore di sviluppo e carta vincente per la produzione di benessere, coesione sociale e valorizzazione ambientale. Che la ripresa economica debba partire dalla valorizzazione della montagna sembrano tutti convinti. Almeno a Nordest, dove negli ultimi mesi si moltiplicano le iniziative per rafforzare l’identità di un territorio, tra i più apprezzati a livello internazionale, che in casa sconta ancora uno scarso riconoscimento.
Dalla proposta di Confindustria Belluno Dolomiti di un’Agenzia regionale per lo sviluppo di progetti di rilancio, all’idea di una «Piattaforma alpina» per l’autogoverno dei territori, fino al tavolo di coordinamento delle categorie trentine. La partita più importante si giocherà però a giugno a Siviglia, quando le Dolomiti potranno diventare «patrimonio dell’umanità».
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Quando si dice metropolitano
di Franco Migliorini
Metropolitano è un termine comodo a molti, perché allusivo di qualcosa che non c’è ma che potrebbe forse esserci, e magari tornare utile. Come tutte le idee vaghe rischia però di bruciarsi in un uso tanto rituale quanto indeterminato. In particolare a Nordest. Se dal punto di vista insediativo l’idea metropolitana corrisponde a un’area urbana funzionale che ingloba una serie di municipi, dal punto di vista istituzionale è una possibilità riconosciuta dall’ordinamento, con poteri e risorse, ma mai attuata finora. La ragione è semplice: i comuni minori non sono disposti a cedere decisionalità a soggetti sovraordinati.
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Giovani in lista e programmi ad hoc
di Sergio Frigo
Proprio le prossime elezioni potrebbero l’occasione per fare qualcosa di concreto, partendo dal basso e coinvolgendo direttamente proprio loro, i giovani, che pure negli ultimi tempi si sono via via allontanati dalla politica. Come? Mettendo loro a disposizione un congruo numero di posti nelle liste (e successivamente negli enti di secondo livello). Favorire l’ingresso nelle amministrazioni del maggior numero possibile di giovani dotati, preparati e determinati, significherebbe assicurare alla politica locale un innovativo contributo di idee, che certamente compenserebbero le eventuali ingenuità dei nuovi protagonisti.
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Belli fuori, capaci dentro
di Giampietro Vecchiato
Fruire di una buona immagine significa avere ottenuto un attestato di serietà, credibilità, affidabilità e quindi di fiducia. Un’organizzazione che ha operato con successo in tale direzione ha maggiori probabilità di farsi conoscere, di vendere i propri servizi, di ottenere ascolto, di negoziare con buoni risultati. Di avere «successo sociale». E’ questo l’obiettivo a cui devono mirare le Fondazioni.
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Caro stato, ti regalo i miei crediti...
di Ilario Novella
Perché le nostre imprese sono costrette a infierire sui loro debitori? E se fosse lo Stato a definire le ragionevoli modalità della cessione e a prendersi l’onere morale ed economico delle procedure d’incasso? Alle imprese resterebbe la sicurezza della deduzione fiscale. E, in un momento come questo, non è poco. Ecco dunque la nostra proposta: creare un’agenzia di Stato a cui trasferire gratuitamente e definitivamente i crediti inesigibili: una sorta di «bad company» dove depositare, a «spese compensate» ciò che di esigibile ha ben poco o nulla.
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La mia Banca parla dialetto
di Roberta Bendetto
«Chi si somiglia si piglia». Recita così uno dei proverbi più famosi della trazione italiana, oggi slogan bancario che campeggia sui cartelloni pubblicitari nel Veneto. Il senso del messaggio è chiaro. Alzi la mano l’istituto di credito che, di questi tempi, non ha ancora annunciato in tutte le salse di essere «banca del territorio». Un fenomeno questo, che il presidente della Piccola Industria di Confindustria Giuseppe Morandini ha definito «uno sport nazionale», dettato dalla domanda che arriva da imprese e famiglie che la crisi economica globale ha catapultato in uno scenario internazionale, facendo rimpiangere la dimensione locale dei rapporti finanziari.
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Meglio la taglia «EXTRA-SMALL»
di Massimo Malvestio
Per anni si è creduto che soltanto dimensioni planetarie avrebbero consentito di rimanere competitivi nel mercato del credito. In questa crisi tuttavia è accaduto l’opposto. E il recente successo delle banche locali si spiega anche così: difficilmente i fatti che le interessano, nel bene e nel male, rimangono segreti nelle comunità in cui operano. I big invece hanno convinto il mondo di non essere essi stessi in grado di valutare davvero la loro situazione patrimoniale.
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