Lo scacchiere, i poli e le migliori energie del Nordest
di Roberto Morelli
Sarà Galan o un leghista? E se sarà un leghista, Galan resterà (nei ranghi, con un’adeguata contropartita politica) o andrà (con una dirompente e magari trasversale lista civica)? I patiti del giallo in politica dovranno probabilmente attendere ancora un po’, e forse anche un bel po’, prima di conoscere il nome del favoritissimo candidato presidente del centrodestra per le regionali venete della prossima primavera. I giochi veri si fanno alle ultime mani, e qui i tavoli sono più d’uno: la Lombardia, le altre regioni del Nord, la composizione del governo, il federalismo.
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Il patto è servito (o lo sarà)
di Francesco Jori
Pura fantascienza pensare a una sfida Galan-Tosi con De Poli candidato in una grande coalizione di centrosinistra? Alle prossime regionali, un accordo interno al centrodestra di certo vi sarà, eppure in campo restano ancora tre ipotesi da verificare, ed equilibri tutti da «sistemare». Ma Roma, e tra Berlusconi e Bossi. E come dice Calderoli: «In Veneto come altrove, quale che sia il candidato scelto, è bene mettere in piedi un forte ticket con il suo vice. Perché altrimenti si vincerebbe sì, ma dal giorno dopo si assisterebbe alla classica guerra di logoramento all’italiana»
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«Non stiamo agli ordini di Roma e Milano»
di Alessandro Zuin
In Veneto, dice il governatore Galan, «esistono scenari mobili e trasversali», dove «dialogo e alleanze che fanno pensare alle eresie» sono possibili proprio perché il locale non rispecchia gli schieramenti nazionali. Pronto per le prossime elezioni, il presidente conferma l’alleanza con l’Udc e rilancia sui contenuti dei programmi. E in cima alla lista salgono le grandi infrastrutture, il nucleare, i termovalorizzatori.
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«Amo fare il sindaco, ma non mi tirerei indietro»
di Eleonora Vallin
Sì al nucleare, se il governo decide di farlo in regione, più equa distribuzione degli investimenti soprattutto per le infrastrutture e pressing su Roma per accelerare il federalismo e ottenere una più equa distribuzione delle risorse per la sanità. Il Veneto di Flavio Tosi è tutto già scritto. «Siamo il partito della gente – dice il sindaco possibile successore di Galan – il nostro compito è ascoltare e dare risposte».
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E’ finita l’era del «Doge»
di Marco Alfieri
Non sarà più il Veneto di Giancarlo Galan, al prossimo giro, su questo punto mi sento di scommettere. Non sarà più il tempo dell’ultimo Doge sullo scranno più alto di Venezia semplicemente perché nel grande risiko bossian/berlusconiano la casella veneta spetterà di diritto alla Lega, tassativo. Né ci sono alternative percorribili, vista la forza e la crescita del Carroccio nell’ultimo biennio.
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Chi vince rifà il Veneto
di Marco Scorzato
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo. E se fossi governatore? Il quesito, certo, non scaldava il cuore di Cecco Angiolieri. Ma per Pdl, Lega Nord e Pd del Veneto, è in cima ai pensieri del mattino e della sera. Oggi ogni partito ha la sua ricetta per disegnare la regione dei prossimi cinque anni: qualche ingrediente comune, altri agli antipodi. Una carrellata di suggestioni raccolte tra alcuni esponenti delle tre forze politiche non manca di riservare sorprese. Anche idee diverse sotto la stessa bandiera.
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Non passa lo straniero
di Nicola Brillo
La crisi economica colpisce il Veneto come non mai nella sua storia recente e a farne le spese per primi sono gli ultimi arrivati, i lavoratori immigrati. Ma anche grazie a loro, alla loro dinamicità imprenditoriale, può nascere il nuovo Nordest: cresce infatti il numero di lavoratori immigrati che hanno aperto una partita Iva e creano lavoro per sé e per gli altri (italiani compresi). La fotografia in tempo di crisi con l’intervista a Bruno Anastasia di Veneto Lavoro.
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In vigna si brinda e si piange
di Roberta Benedetto
Sarà una splendida annata per la vendemmia a Nordest. Talmente splendida che molti viticoltori hanno deciso di non raccogliere parte delle uve. Una contraddizione? No, perché la crisi economica globale si è abbattuta anche sui consumi del nettare di Bacco, soprattutto sulle esportazioni verso gli Stati Uniti (-15%), da sempre mercato strategico per il vino nostrano. Il risultato è un abbattimento del prezzo dell’uva, meno 10-15%, con punte del 20%, che preoccupa non poco le associazioni di categoria e penalizza i piccoli coltivatori.
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Alla ricerca dell'antico fil d'oro
di Silvia Pasqualetto
Come fronteggiare la durissima crisi del distretto orafo vicentino, che dalle 1.300 aziende degli anni migliori scenderà presto a 400-600? Una sola è la strada: abbandonare la manifattura pura per sposare la produzione di qualità, estendere le capacità artigianali alle strategie commerciali e di marketing. E, soprattutto, creare un nesso diretto con Venezia. Come hanno capito gli imprenditori più lungimiranti, da Cielo ai Bisazza.
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Dai «cicheti» al Ridotto
di Antonio Di Lorenzo
Ha una laurea in statistica, perché ha frequentato all'università di Padova il primo corso in quella disciplina. Oggi ha sessant'anni e non si pente di aver messo da parte la laurea e per dedicarsi alla ristorazione, ai vini e - da poco - alla cucina. Giovanni Bonaccorsi, persona di vasta cultura, pari al suo stile signorile, è ferrarese. La vita (e il matrimonio) l'hanno portato a Venezia. Il cognato, che gestiva vari locali in città, lo spinse sulla strada della ristorazione.
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