Non è folklore, ma una marea che viene da lontano
di Roberto Morelli
Sbaglierebbe di grosso chi vedesse nel movimento trasversale dei sindaci veneti solo un contro-partito rispetto alla Lega. Certo, c'è anche questo: il partito di Bossi è il solo autoescluso (e con più di qualche dissidente) dal gruppone di 450 primi cittadini che chiedono l'attribuzione diretta ai comuni del 20 per cento dell'Irpef, e guarda con più di qualche mal di pancia a una protesta rivolta a un governo di cui fa parte.Ma c'è molto di più. La proposta di federalismo comunale evidenzia quanto forte sia il malumore del Nordest, e quanto alto il rischio che il Veneto sfugga di mano al Paese intero.
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Siamo quelli del 20%
di Marco Scorzato
In principio era un vicesindaco di un paesino del Grappa con una buona dose di arrabbiatura e un’idea semplice per farsela passare. Oggi sono 450 sindaci veneti, compatti e convinti che sia giunta l’ora di riscrivere le regole del fisco italiano. Sono passati soltanto nove mesi e quel primo sussulto d’orgoglio contro un sistema giudicato troppo penalizzante per le casse pubbliche dei comuni veneti è diventato una protesta a valanga: un movimento trasversale ai partiti che ora punta a raccogliere un milione di firme entro giugno. Conti alla mano: con l’arrotondamento dell’aliquota Irpef, ai Comuni rimarrebbero 1,5 miliardi in più. Eppure tra le strisce tricolore mancano solo le bandiere verdi che preferiscono portare avanti in parlamento il federalismo fiscale che però «ha tempi lunghi e un esito incerto».
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«Solo un acconto, serve il federalismo»
di Carlo Melina
E’ una risposta secca quella delle associazioni di categoria del Nordest al movimento del 20% dell’Irpef dei sindaci veneti. Il nodo resta la riforma Calderoli e va attuata al più presto perché più soldi se ne vanno dal territorio, più tasse si pagano. Le nuove risorse saranno da investire in formazione e infrastrutture (materiali e immateriali) ma, ricordano tutti, vanno prima aggiustate le aliquote. E su parametri europei per restare competitivi
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«Rivediamo la bozza Calderoli»
di Federico Tessari
«Inefficienza, disorganizzazione e sprechi costano molto cari al nostro Paese. Per questo serve un decentramento coraggioso: un federalismo che trasformi un sistema obsoleto in uno efficiente». Ecco le quattro riforme necessarie secondo l’analisi di Unioncamere Veneto: la riscossione delle imposte a livello locale con il passaggio delle Agenzie delle Entrate sotto il controllo delle Regioni, la specifica in dettaglio della possibilità di riscuotere tributi propri, il trasferimento del demanio dallo stato agli enti locali e un’azione decisa di semplificazione amministrativa.
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Citycrazia
di Roberta Benedetto
Entro la primavera del 2010 Veneto City e Marco Polo City potrebbero diventare realtà. Dopo anni di stand-by, rallentamenti burocratici, campanilismi e proteste, sembra infatti che i due piani per ridisegnare altrettante aree strategiche del Veneto siano sempre più concreti, già inseriti entrambi nella progettazione urbanistica provinciale e regionale. E’ il nuovo Veneto che si sta delineando, all’indomani dell’inaugurazione dell’agognato Passante di Mestre. O, meglio, quella concezione di città diffusa, Padova-Treviso-Venezia, croce e delizia dell’urbanistica, che punta a recepire e interpretare le trasformazioni di un territorio che conta cinque milioni di abitanti. Incrociano le dita i diretti interessati.
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I quattro pilastri
di Stefano Micelli
Gerarchia, verticalità, cosmopolitismo e concentrazione. Questi gli ingredienti necessari per passare da uno spazio governato da comunità e municipi a uno metropolitano. Sarà bene tenerne conto per capire il futuro della regione, sennò si rischia di scimmiottare una Los Angeles caotica ma senza Hollywood. Il nuovo Veneto ha bisogno di scelte, dicono i fautori del pensiero metropolitano. Pensare metropolitano significa decidere per priorità, significa ospitare grattacieli a cui magari ora non siamo abituati ma che saranno il segno di un nuovo Nordest al passo con i tempi.
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E lungo il fiume, le merci
di Mattea Guantieri
Il sistema idroviario padano-veneto conta su una rete di circa 987 chilometri, oggi non ancora navigabili perché esistono problemi strutturali e c’è poca sinergia tra gli enti. Eppure se si pensa che una chiatta trasporta l’equivalente di circa venti camion si comprende a quali benefici stiamo rinunciando. il fattore tempo è essenziale per imprimere una brusca accelerazione ai progetti ma è necessario credere anche a un’idea di portualità diffusa.
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Trieste, un grande acquario
di Micaela Longo
Dovrebbe dare nuova linfa a Trieste, consolidarne la sua vocazione turistica e lo status di città della scienza e consentire il suo futuro sviluppo economico. Così aveva fatto Genova nel 1992 puntando sulla costruzione dell'Acquario, così vuole fare il capoluogo del Friuli Venezia Giulia con il progetto del Parco del Mare. Ma dal 2004 ad oggi poco si è mosso attorno al progetto. «E ora - dice Paoletti presidente camerale - che si è trovato il sito adatto (sulle Rive cittadine) bisogna fare in fretta, perché l'idea potrebbe venire a qualcun altro».
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Se i treni non funzionano
di Franco Migliorini
Il disagio ferroviario metropolitano del Veneto è una costante delle cronache che grava sulla pelle dei pendolari, con la scorta di polemiche rituali, per responsabilità, inefficienze e quant’altro. Ma un sistema che si voglia moderno non può accettare il perpetuarsi di questo stato di cose. Cos’è allora questa ferrovia metropolitana, meglio nota con l’acronimo SFMR? E’ un sistema collaudato da oltre tre decenni in molte regioni d’Europa che si basa sul migliore utilizzo delle linee ferroviarie di superficie esistenti, aumentando le stazioni suburbane, migliorando l’accesso e intensificando il numero delle corse. Questo nelle linee essenziali.
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Sì all’azionista pubblico ma solo se comanda
di Massimo Malvestio
La questione non è affatto ideologica. Bisogna solo di capire che gli enti pubblici o partecipano come soci di maggioranza oppure è meglio che usino i soldi per altri scopi. Basti confrontare la gestione di Save e quella degli aeroporti di Zurigo, Vienna e Pisa che hanno un azionariato composto per la maggioranza da enti pubblici e – come si è vede – crescono e si sviluppano come e forse meglio degli aeroporti affidati alle gestioni private.
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Il sogno del treno che verrà
di Luigi Copiello
Febbraio 2020: Berlusconi e Galan inaugurano il primo convoglio sulla nuova linea ad Alta Velocità. Ci sono voluti undici anni e miliardi di euro ma oggi basta un’ora e mezza da Venezia per arrivare a Milano. Giornata storica ma gli anni sono passati e molti, a guardarsi indietro, sono immigrati verso MiTo e le megalopoli del Nord. Ecco la cronistoria del possibile
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Lega, egomonia senza cultura
di Sergio Frigo
Cercasi intellettuale leghista. Detto senza ironia. Cercasi qualcuno che, da quelle parti politiche, sia in grado di dire dove sta andando il movimento padano, qual è la visione del mondo (e dell’uomo) che sta a monte della sua azione politica, qual è la direzione verso cui ci sta portando. Perché anche questo sorprendentemente accade di questi tempi in Italia: forse per la prima volta nella storia, un partito che non ha dietro o accanto a sé alcun intellettuale (o almeno nessuno che si presenti come tale) sta di fatto esercitando una fortissima egemonia.
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Il fallimento di un’opportunità
di Tomaso Fojadelli
La diffusione del credito e la crisi globale hanno causato profonde situazioni di indebitamento. Dati i risvolti economici e sociali di tale fenomeno è necessario un intervento del Legislatore per un’adeguata riforma della materia in chiave europea. Ne trarrebbero vantaggio tutti, dai creditori ai debitori che usufruirebbero di minori costi procedurali e rinnovata fiducia. «Ogni fallimento – diceva Henry Ford - è semplicemente un’opportunità per diventare più intelligente».
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Innovare, la risposta alla crisi
di Massimo Nardin
Comuni, enti, associazioni e imprese del Nordest sfidano la congiuntura per recuperare la prospettiva e la visione del futuro alla ricerca di equilibrio e valori su cui fondare una nuova sostenibilità economica. Dal 2 al 5 aprile torna il Festival delle Città impresa. L’argomento all’ordine del giorno: l’innovazione. In rete, quest’anno cinque centri urbani: Rovereto, Schio, Unione dei comuni del Camposampierese, Asolo-Montebelluna e Maniago. Tra gli ospiti: Jeremy Rifkin, Richard Florida, Colin Campbell e David Autretsch
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