Quel che sarà lo costruirà la fiducia
di Roberto Morelli
Diciamo una verità talmente banale da risultare inconfessabile: non sappiamo che autunno ci attende. E se qualcuno dicesse di saperlo (ma non ne conosciamo alcuno), mentirebbe. Una ripresa energica, una ripresina, uno stiracchiamento di consumi e investimenti, una nuova picchiata determinata dalla caduta dell’occupazione e perciò del reddito disponibile? Non lo sappiamo. Neppure a Nordest, dove dovremmo avere maggior dimestichezza con l’aria che tira, lo sappiamo.
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Prova di forza
di Marco Scorzato
Categorie e sindacati concordano: in questo momento la crisi morde più che mai e fino all'autunno saranno dolori. Eppure il pensiero comune è che il fondo si sia toccato proprio quest’estate. E ora, se non la ripresa, gli imprenditori si aspettano un certo risveglio o quantomeno una frenata. I problemi vertono sugli echi: dall’occupazione alla chiusura di molte fabbriche; e servono liquidità, opere pubbliche, altri ammortizzatori sociali, e nuove vie come quella dei servizi alle imprese.
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L'era è instabile? Cavalchiamola
di Enzo Rullani
Potremmo definirla «flessibilità di seconda generazione», ovvero: come trasformare l’instabilità in una fonte di valore, uscendo dalla crisi con una marcia in più. Cioè con la capacità di reggere al rischio dell’instabilità, potendo ridistribuirlo in modo capillare nella società e nell’economia, fatte di tante persone ma anche di tante imprese pronte a uscire dall’anonimato
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«Attenti alla retorica del tempo antico»
di Roberta Benedetto
Basta ragionare con la logica del «non più» e con i rimproveri della serie «ve l’avevamo detto». In tempi di crisi «bisogna cambiare pelle», «guardare avanti » e rinnovare la classe dirigente con forze giovani. Poche le avanguardie però a disposizione, secondo il sociologo Aldo Bonomi. E il 2010 sarà un anno determinante per quel «balzo in avanti» che poche e attive imprese hanno già compiuto.
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«Le banche tornino in campo»
di Domenico Pecile
«Le aziende che hanno una struttura forte e che hanno preparato il passaggio generazionale possono guardare al futuro con ottimismo e fare da esempio». Il presidente degli industriali friulan giuliani Antonio Calligaris parla chiaro: «Basta con i finanziamenti a pioggia» e «sostegno solo a chi ha credenziali serie e concrete». Poi serve qualità, formazione e utilizzo di nuove soluzioni come la «rottamazione degli arredi per dare nuovo slancio al comparto»
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Che puzzle il piano casa
di Eleonora Vallin
In Veneto testo «oscuro» anche per i tecnici e i Comuni hanno attivato un team di avvocati per prevenire contenziosi. Pochi i sindaci che hanno già applicato la norma in attesa della nuova delibera di Giunta prevista a settembre. L’indotto calcolato è di 102mila addetti per 15 milioni di nuovi metri cubi. Meglio Bolzano e Trento, province pioniere anche in campo energetico. In Friuli Venezia Giulia comincia l’iter in Consiglio del Codice regionale dell’edilizia che riorganizza la materia all’insegna dell’autonomia.
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Il Nordest viaggia a tempo di «bit»
di Alice D'Este
Da Trento a Trieste, passando per Venezia, Padova, Verona, Udine e Pordenone. Dal 2007 il territorio si sta attrezzando per la navigazione internet veloce «wi-fi». Per ora sono interessati solo i centri storici, alcune vie e piazze. Mancano ancora tutti i quartieri periferici e andrebbero aumentate le aree di accesso per rendere il servizio globale e competitivo, anche per tariffe.
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Anche il lusso non brilla più
di Francesca Bolletta
In tempi di crisi anche il «turismo vip» segna il passo. Gli alberghi registrano cali dal 20 al 40% con un forte stallo di meeting e clientela business. In discesa i fatturati delle società di servizi come limousine, autisti ed elicotteri; cresce del 30% il mercato dei megayacht. Ma l’esclusività sta cambiando veste e la dimostrazione è la nascita di nuovi marchi come design o charme hotel al posto delle famose cinque stelle.
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Pordenone, tra industria e cultura
di Elisa Dossi
La risposta alla crisi consiste nel «cambiare rotta». Da sempre provincia vocata al manifatturiero, Pordenone si è di recente identificata come meta turistica, ha «fatto squadra» e ha iniziato a investire nell’offerta collegandola al business delle aziende. L’autunno sarà però una stagione da apnea: restano infatti da arginare il calo dell’occupazione (-7,1%) e il sentiment degli imprenditori alle prese con indici ancora tutti al negativo. In questo numero, con Nordesteuropa.it, il dossier «Pordenone sceglie la cultura»
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GOVERNATORE/1. Il soldato Galan tra i due testimoni (di nozze)
Dopo l’uscita dell’ex ministro prodiano Paolo Costa, il tema “Salvate il soldato Galan” è diventato un tormentone dell’estate appena conclusa. Questo il ragionamento: poiché al Nord, e in Veneto in particolare, data la forza della Lega esiste non un bipolarismo ma un tripolarismo, e poiché il Pd e il Pdl del governatore regionale condividono le linee di fondo di sviluppo della regione, perché non pensare a una futura alleanza anti-Carroccio?
E’ evidente che il contesto mira a rimettere in gioco un Pd che, nei fatti, al Nord è politicamente marginale; peraltro in molti vedono il Pdl in grande sintonia con i settori riformisti ed ex margheritini sui principali temi dello sviluppo, dal Passante alla Tav, ma anche sui diritti civili e l’immigrazione.
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GOVERNATORE/2. E C'è anche Gobbo tra gli assi della Lega
Anche il Carroccio ha il suo terzo uomo. In vista delle regionali 2010, per le quali si dà pressoché per scontata l’assegnazione al tavolo di Arcore del Veneto alla Lega, tra i due super-candidati Flavio Tosi, Luca Zaia e Manuela Dal Lago si va facendo largo un’alternativa decisamente massiccia, e non solo per la mole dell’interessato: Gianpaolo Gobbo, numero uno del partito nonché sindaco di Treviso (non più rieleggibile alla prossima tornata). Chi conosce bene le cose di casa invita a ricordare che la primissima reazione di Bossi al libro di Galan, «Il Nordest sono io», nell’elencare i nomi dei possibili candidati leghisti, incluse al primo posto proprio quello di Gobbo.
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